Il design sostenibile come ragion d’essere

giorgio
Xiao
17 dicembre 2012

Giorgio Caporaso è il designer che tutti vorrebbero conoscere. Non solamente per i suoi modi gentili e affabili, per la sua innata cordialità e per la connaturata professionalità, ma soprattutto per il suo modo consapevole e sostenibile di fare design. Le ricerche che conduce sono rivolte principalmente ai materiali riciclabili – quali il cartone – e non c’è fiera internazionale che non lo voglia con sé nella sezione Design Talents. Lo abbiamo incontrato perché ci raccontasse della prossima fiera a cui è stato invitato a partecipare – la fiera IMM di Colonia – e per sapere che aria tiri in Germania verso i designer e il design italiano, nonché per chi ha fatto della ricerca una ragione di essere designer.
Vediamo cosa ci ha risposto…

Quali sono le tue linee guida in fase creativa?

Non posso dire di avere uno schema precostituito, nel mio lavoro mi faccio guidare spesso da un’idea, un’intuizione, un desiderio o una necessità che comincio a elaborare. Tuttavia posso dire che le parole chiave dei miei progetti si possono riassumere in modularità, trasformabilità, funzionalità e ovviamente eco-sostenibilità.

Quando affronto un progetto parto dall’analizzare un’esigenza, a cui cerco di dare una risposta, in questo posso dire di essere molto legato al concetto classico di «forma-funzione», i miei prodotti sono il risultato di un processo di sottrazione, rimane solo l’essenziale, senza eccessi di decorazione. Nello stesso tempo mi concentro sulla modularità e sulla possibilità di utilizzare una forma in modi differenti per arrivare a molteplici combinazioni. Assemblare pur lasciando la possibilità di poter disassemblare differenti materiali e finiture.

 

Mi affascina il concetto delle infinite possibilità di trasformazioni che possono nascere dall’utilizzo di un mio oggetto in contesti differenti, a seconda dell’uso e della personalità dell’utente. Per questo motivo cerco di creare dei veri e propri sistemi, basati sull’impiego di moduli facilmente accostabili e associabili tra loro, che possano arricchirsi nel tempo con nuovi elementi e componenti, garantendo una grande possibilità di personalizzazione di materiali e finiture. Insomma vorrei che i miei oggetti potessero durare, ma trasformandosi, senza mai invecchiare, e qui rientriamo nelle tematiche dell’eco-sostenibilità dei prodotti . Per me un oggetto oggi deve poter durare nel tempo, essere facilmente riparato nelle sue parti, che devono poter essere quindi facilmente sostituite, e non per ultimo deve essere riciclabile e si deve garantire che i singoli componenti siano facilmente smaltibili in modo differenziato. La progettazione per moduli può offrire una valida soluzione a tutto questo.

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Ci descrivi il tuo modo di creare?

All’inizio elaboro tantissime idee, parto da un’idea che può essere generata dall’osservazione di un fatto casuale, da un’esigenza concreta o dalla peculiarità di un materiale che mi suggeriscono la necessità di trovare una risposta diversa a qualcosa di usuale. Da qui comincio a lavorare in modo tradizionale con carta e penna, appunto concetti, elaboro schemi e disegni, poi elimino gli elementi inutili, in modo da arrivare a un «concept».

Il passo successivo è quello della modellazione a computer fino alla fase più importante della realizzazione del prototipo. È qui che si prova fisicamente l’oggetto e ci si rende conto veramente di cosa funziona e cosa va modificato. Mi piace particolarmente questa fase materica e artigianale del lavoro, dove si sente che l’idea assume concretezza, anche se molto spesso ci si rende conto che qualcosa va modificato e bisogna ripartire con la modellazione a computer. Credo ancora nel valore dell’esperienza tattile, perché un buon prodotto sostenibile deve sempre fare i conti con la materia, e nell’emozione di testare un oggetto anche se i sistemi software attuali sono sempre più precisi.

 

Durante queste fasi creative mi piace sperimentare accoppiamenti inediti di materiali in modo da trovare nuove soluzioni estetiche che valorizzino materiali dimenticati o considerati tradizionalmente poveri, come ad esempio il cartone, che utilizzo ormai da parecchi anni.

Cosa vuol dire essere designer in Italia?

È sicuramente una sfida, e non solo per la nostra attuale situazione economica, è una sfida nel senso più ampio del termine: per il futuro e per l’ambiente. Siamo ormai circondati da oggetti e prodotti che assolvono alle più svariate esigenze, sopratutto in Italia, che è tradizionalmente la patria della creatività e del design. La sfida sta nello sperimentare, nel reinventare, nel trasformare gli stili di vita e la mentalità delle persone, un designer deve essere consapevole del valore dell’impegno che ha come progettista verso la collettività. Il mio impegno attuale è quello di creare degli oggetti che si possano adattare e riutilizzare, piuttosto che gettarli, ecco perché i miei oggetti si possono smontare e rimontare creando situazioni nuove.

L’utilizzo di materiali di recupero, riciclabili, smaltibili senza mai dimenticare l’aspetto estetico di un oggetto può sensibilizzare le persone sulla necessità di assumere nuovi atteggiamenti più responsabili verso il nostro pianeta. È una piccola goccia nel mare, ma spero di poter dare il mio piccolo contributo al futuro.

Parteciperai all’IMM di Colonia. Come risponde il pubblico tedesco al design Made in Italy?

Tradizionalmente il pubblico tedesco apprezza il design Made in Italy e la creatività italiana. È anche un pubblico che è diventato più esigente ed è molto attento alle problematiche ecologiche e della sostenibilità ambientale.

 

Credi nel potere del web di diffondere il design in modo capillare?

Il web è sicuramente uno strumento che garantisce la diffusione del design a un ampio pubblico di persone e favorisce la diffusione di una maggiore sensibilità verso le tematiche di un progettare consapevole.

L’offerta e la possibilità di confronto ampliano quelle consentite dai canali tradizionali. Sempre più persone possono informarsi, conoscere e scegliere rispondendo ai propri gusti.

La casa che ospita i tuoi pezzi di design che aspetto ha?

È una casa che sicuramente rispecchia la personalità e la storia del suo proprietario. Una casa moderna e contemporanea, ma non standardizzata, dove gli arredi e i complementi sono stati scelti per rispondere a delle esigenze o a delle emozioni, e quindi possono anche essere molto diversi tra loro per stile ed epoca.

Mi piace la contaminazione tra generi diversi, ma con equilibrio, d’altronde questo aspetto fa parte anche del mio processo creativo.

Vi invitiamo a visitare lo spazio virtuale Less More Italy che l’architetto e designer Giorgio Caporaso ha allestito su Ulaola!

 

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